Storia della Gerusalemme celeste

La grande metropoli ultramondana, la città il cui perimetro è sempre oltre l’orizzonte, come dicono i gerosolimitani, nacque come un confuso agglomerato urbano, che inglobava le primitive abitazione dei primi angeli. Questi ultimi non avevano alcun interesse a fondare una vera e propria città, tanto che alcuni hanno dubitato sul dover considerare la proto-Gerusalemme come il nucleo da cui tutto ebbe inizio. Viene spesso argomentato che almeno quel primo nucleo ha deciso il luogo esatto dove successivamente è stata costruita la città; ma a sua volta i sostenitori della tesi opposta sostengono che la Gerusalemme sarebbe stata costruita comunque in quel punto, perché centrale rispetto alla mappa celeste. 

Insomma, una diatriba che non ha portato ad una convinzione unanime, ma su un punto sono tutti d’accordo: la prime pietre della Gerusalemme sono state poste dagli angeli e non dall’uomo. E nemmeno dall’Altissimo, almeno per quanto concerne un intervento diretto.

Privi del genio umano, gli angeli crearono un assembramento di piccole case, senza una logica urbanistica, tanto che, secondo successive ricostruzioni, sarebbe stato arduo porre un limes alla città. 

Che tipi di case erano? Per lo più capanne e tende. Il materiale delle capanne era molto semplice: grossi rami, frasche, paglia (il che fa supporre che anche gli angeli si dedicassero a primitive forme di agricoltura). Non c’erano fondamenta. Le tende invece erano composte di lana di pecora. 

Non tutti gli angeli vivevano nella Gerusalemme. La maggior parte abitava in alloggi naturali come le caverne, o non abitava affatto, facendo di tutto il Paradiso la propria dimora.

Secondo alcuni storici fu proprio il suo non essere ancora una città, che non fece comprendere agli angeli ribelli l’importanza di conquistarla, dopo la battaglia dell’edera, quando stroncate le difese dell’esercito celeste avrebbero potuto affondare il colpo, e cambiare le sorti dell’aldilà.

Con l’uomo le cose iniziarono a mutare. Con i primi uomini alle provvisorie case angeliche si affiancarono le abitazioni umane, che dopo non molto, vennero costruite per restare in piedi per sempre. A differenza degli angeli, l’uomo non comprendeva del tutto che la sua casa era il primo regno. 

Ad ogni modo non passò molto che cominciarono a spuntare delle case in mattoni crudi, e dopo qualche tempo, in mattoni cotti. Gli angeli osservarono queste novità con indifferenza, non comprendevano il perché della furia costruttrice degli uomini. Anche perché col passare del tempo, le case iniziarono ad essere costruite secondo una logica più “alta”, come se l’uomo volesse porre fine al caotico affastellamento. Non solo si costruivano case, ma anche le strade e i luoghi di ritrovo, avevano importanza. Le prime case angeliche furono presto abbattute, e di loro si perse traccia per sempre. Restano solo le descrizione dei primi angeli a descrizione. 

L’uomo imparò invece non solo a costruire, ma a distruggere per costruire meglio. la prima comunità umana abbatté a più riprese le prime abitazioni umane, per migliorare e rendere più funzionale l’assetto urbano.

Con grande sgomento degli angeli, si cominciarono a costruire edifici che non avevano nulla a che fare col semplice abitare: nacquero terme e teatri. 

La dimensione spirituale era garantita dai templi che furono chiamati “chiese”.

La prima Gerusalemme era caratterizzata da locali, enoteche, teatri, e quant’altro avesse a che fare col divertimento. Gli uomini delle prime epoche, abituati alle privazioni, una volta giunti in città, si impegnarono affinché nulla mancasse loro. Naturalmente non c’era solo l’aspetto ludico: fu costruito un efficiente acquedotto, capace di portare l’acqua in qualsiasi punto della città .

Punto di aggregazione e scambio di idee fu il Foro, costruito per diventare il centro della città. Fu edificata pure una basilica. In quel luogo ogni giorno, il gerosolimitano passava parte della propria giornata. Scambiava idee, si recava nel mercato che lì era il più grande della città, dove trovava dalla carne, alla frutta pregiata, al vino e alla birra. Pregava e discuteva di teologia. E magari concludeva la giornata alle terme.    

Su un punto gli uomini sapevano che non doveva sbagliare, se avessero voluto evitare l’ira di Dio: le case potevano essere differenti, ma mai avere un elemento che rimandasse a differenze di classe, o a una qualche forma di egemonia di qualche clan o famiglia. tutti i gerosolimitani era uguali.  

La città nel tempo divenne più elegante e confortevole, tanto che diminuì molto, fino a ridursi ad una nicchia, il fenomeno di anime che preferivano vivere da nomadi, girando per i territori del Primo regno, dormendo in tende o caverne.

Chi viveva fuori dal centro urbano era solo per necessità: come gli agricoltori o gli allevatori. 

Si diede inizio ai lavori per la costruzione delle mura. Non fu un passaggio semplice. Fino a quel momento la Gerusalemme celeste corrispondeva con tutto il Primo regno, ed in effetti a tutt’oggi nelle lingua primigenia le due accezioni corrispondono. Per gli uomini dell’epoca ebbe l’effetto di un trauma. Il confine tracciava uno spazio di maggior importanza. Un tesoro che andava difeso sempre. Stava per nascere la civitas dei.

Le mure furono disegnate a forma quadrata ed ognuno di esse aveva una porta, con un cherubino di guardia. In molto si chiesero il perché di questa premurosità. Gli uomini conoscevano dai racconti angelici la caduta di Lucifero e pensavano che forse il Signore temeva un attacco.

Tra il confine dell’abitato e le mure fu stato lasciato un notevole spazio, tanto che per molto tempo fu terra di coltivazione e pascolo. Ma nel tempo le case dei nuovi abitanti lo occuparono, e si rese necessario l’abbattimento delle mura e la costruzione di altre con perimento più ampio. Le porte aumentarono a due, come pure i cherubini, ma nemmeno questo fu sufficiente e si provvedette ad una terza ricostruzione che portano dello stesso numero le porte ed i cherubini. In quel periodo è datata la visione di Giovanni. 

Ma la storia dell’uomo proseguì cavalcando sempre più il tempo, e anche la capacità volumetrica della terza ricostruzione, non fu più sufficiente. Questa volta non fu l’Altissimo a progettare. Ma fu chiamata l’anima di un architetto italiano che doveva trovare il modo di coniugare bellezza, sicurezza ed evitare che ogni volta non si dovessero abbattere e ricostruire le mura. L’architetto si chiuse nel suo studio, e dopo non molto escogitò l’idea che avrebbe mutato il disegno della Gerusalemme. Il tutto girava attorno all’ottagono:

L’idea fu quella di costruire tanti ottagoni, con proprie mura ed un sistema di acqua e cibo che permettesse ad ogni ottagono di essere indipendente. L’architetto aveva calcolato che per conquistare le centinaio di migliaia di ottagoni sarebbe occorso un tempo tale che le sorti di un assedio si sarebbero potute capovolgere. Lo aveva ripetuto a menadito: non era l’altezza delle mura a garantire l’inviolabilità, ma la sua struttura. Inizialmente aveva pensato all’esagono, perché la tassellatura sarebbe stata perfetta. L’ottagono necessita invece di un quadrato:

Il quadrato aveva varie funzioni, tra cui avere un pozzo molto profondo dove era sempre disponibile l’acqua, e permettere delle colture semplici. I gerosolimitani fantasticavano spesso che in alcuni di questi quadrati ci fossero passaggi segreti, porte nascoste e chissà che altro.

Al centro di questo sterminato agglomerato urbano fu posto il Fiore, una piazza dalla forma frattale di un ottagono, e in cui si trovavano gli edifici civili più importanti della città.

Per costruire la nuova Gerusalemme fu necessario abbattere la vecchia. Ciò che ripeté sempre l’architetto italiano fu che la Gerusalemme era inespugnabile. Nessuno avrebbe potuto sopraffarla, anche se nessuno ebbe mai chiaro chi ne avesse l’interesse.