Sinossi

PROLOGO

Mastro Utieri durante un’opera di scavo, conseguente al ritrovamento di una mano, individua in una regione del Purgatorio il corpo di un’anima morta, sebbene la scoperta abbia del rivoluzionario, su ordine degli arcangeli viene deciso di chiudere il cantiere.


CAPITOLO I – In conclusione, un inizio

Un ragazzo si risveglia in uno degli isolotti dell’arcipelago dell’Accoglienza, e dopo un risveglio traumatico, è accolto dall’arcangelo Gabriele. In sella a due destrieri si recano su un piccolo molo dove salgono su una imbarcazione. Emanuele, nome dato dall’arcangelo, è confuso, e non nasconde il suo disagio per l’amnesia della sua vita passata; dopo un lauto pasto Gabriele gli svela che stanno per recarsi al Grande tribunale, dove Emanuele sarà giudicato.


PRIMO INTERMEZZO – Il cherubino e la prima porta, o della lussuria

Il cherubino, da millenni a guardia di uno dei cunicoli che dal Purgatorio collegano in segreto l’Inferno, è messo in allarme da una presenza angelica, che si rivela essere una donna, intenta a bagnarsi nelle acque di un torrente vicino. In un turbine di emozioni, la donna lo attrae a sé.


CAPITOLO II – Il Grande tribunale

L’imbarcazione attracca sul molo di un’isola, la cui costa è tutta un porto, e su cui è sito il Grande tribunale. L’arcangelo ed Emanuele scendono e si recano nell’edificio, dove Emanuele è affidato a una virtù, mentre Gabriele si allontana. La virtù spiega come funziona il processo e dopo non molto si recano nell’aula. La giuria è composta da dieci virtù e una virtù giudice; l’accusa è sostenuta da un angelo; dopo l’esposizione dei fatti, dal punto di vista dell’accusa e della difesa, Emanuele è accompagnato da due potestà su una imbarcazione, affiancata da altre due. Dopo non molto dalla partenza, una sprofonda, un’altra si immerge lentamente e solo la terza, quella su cui si trova Emanuele arriva fino alla costa.


SECONDO INTERMEZZO – Il cherubino e la seconda porta, o della superbia

Il cherubino, a guardia di un altro cunicolo, è avvicinato da una vecchia, la quale fa lui dono di una tunica rossa, la cui intensità di colore supera tutte le vesti confezionate nella Gerusalemme.


CAPITOLO III – Il porto, il primo approdo

La nave di Emanuele approda in un porticciolo, circondato da un piccolo villaggio, chiamato la Marina degli angeli. Inizia a conoscere le prima anime benedette, tra cui una ragazza che gli racconta la sua storia e la sua incrollabile fede. Appena scesi, degli angeli li accolgono. Ancora frastornato e indeciso sul da farsi, Emanuele si reca al “Locale dell’avventore” una birreria, dove incontra l’arcangelo Gabriele. Il ragazzo sentendosi sperduto, lo convince a prenderlo con sé come aiutante-tuttofare. Recatisi nei pressi del villaggio, dopo qualche ora di camminata, inerpicandosi sulle zone rocciose di una catena collinare, vengono raggiunti da due condor imperiali che li trasportano in volo in direzione della Gerusalemme celeste.


TERZO INTERMEZZO – Il cherubino e la terza porta, o della invidia

Il cherubino a guardia del terzo cunicolo è avvicinato da un altro cherubino, che gli comunica come alcuni sono stati chiamati nell’Empireo […]


CAPITOLO IV – La Gerusalemme celeste

Gabriele ed Emanuele atterrano sul Fiore della città, la sua piazza centrale. Si recano in un edificio circolare posto al centro dove assistono alla Grande ecclesia. Gabriele indica ad Emanuele gli altri sette arcangeli. Vede per la prima volta i due correggenti: Agostino e Durante. Agostino informa l’assemblea che forze del Terzo regno sono riuscite ad attraversare tre dei sette cunicoli. In due casi sono riusciti a mettere fuori gioco la sentinella e ad occupare le zone circostanti. Agostino propone la creazione di un consiglio ristretto, formato dai due coreggenti e dai sette arcangeli. Agostino informa che si tratta di un’iniziativa loro e non si tratta di un ordine divino. Nell’intervento di Durante, a difesa della proposta, si accenna ad un piano. Interviene Iulia che propone che l’assemblea non sia soltanto consultiva, ma propone che diventi un vero e proprio organo legislativo, con potere di approvare i piani del consiglio ristretto. In più si candida e viene eletta per essere terzo coreggente. Vengono stilati i primi cinque articoli, memorizzati da dieci uomini-legge.

Durante propone la ricostituzione dell’esercito celeste, generando opposizione. Interviene l’arcangelo Michele a difesa della proposta. Grazie alla sua autorità convince i partecipanti. 

Sciolta l’assemblea, Gabriele indica ad Emanuele l’edificio presso cui recarsi e lo saluta.

Lì, Emanuele si reca in ufficio dove fa la conoscenza di una dominazione. La stessa gli rivela il nome e gli ordina di aspettare fuori l’edificio. Fuori è avvicinato da un pappagallo che lo accompagna fino alla sua nuova casa; l’ambiente è molto confortevole. Ha modo di leggere brani di una piccola guida sulla città e un paragrafo di un libro, trovato in biblioteca, sulla lingua della Gerusalemme.

Iulia, con fare battagliero, si reca alla riunione del consiglio ristretto e trova i nove membri già seduti, e intuisce che sarebbe stata sempre in minoranza. 

Dopo una breve introduzione di Agostino, prende la parola Michele che delinea il piano: l’esercito sarebbe stato composto da diecimila uomini e duemila angeli. Un esercito piccolo, ma rapido, poiché l’obiettivo è raggiungere il prima possibile le zone occupate dalle truppe dell’esercito infernale; una prima fase, avrebbe previsto una fase di disturbo da parte di condor, falchi e aquile, addestrati per lanciare rocce e massi. 

Pur apprezzando il piano, Iulia pretende che sia votato dall’ecclesia, ma Michele è contrario. Il consiglio le svela che non tutto è stato comunicato all’assemblea. Le viene rivelato che il terzo cherubino aveva visto il demone già fuori. Quindi non proveniva dal Terzo regno. E per questo il consiglio ristretto ha tenuto alcune informazioni segrete: chi aveva architettato tutto questo, poteva sedere tra i banchi. 

Uriele svela come un sospetto fosse rivolto a quelle anime che appoggiano l’unione tra i tre regni, in nome di un perdono capace di superare qualsiasi peccato. Svela dunque una tela ritrovata da alcuni pellegrini, che dopo un’attenta analisi risulta essere stata dipinta nel Terzo regno, e sembra essere un’allegoria del perdono. Agostino pronuncia la parola “apocatastasi” e Gabriele le spiega come mai hanno tenuto il dipinto nascosto all’assemblea. Secondo loro una simile richiesta potrebbe spaccare i gerosolimitani.

Iulia propone di mettere ai voti il piano militare. Michele non oppone resistenza. Iulia propone di porre ai voti assembleari anche lo stato di guerra, ma ha una risposta fredda dai suoi interlocutori. Durante esprime la propria contrarietà. Michele invece si mostra a favore. 

Breve inciso sul significato del vino nella Gerusalemme celeste.


QUARTO INTERMEZZO – La strage di Bézier

Il 21 luglio l’esercito papale giunge sotto le mura della città francese di Béziers. L’armata è sotto il comando dell’abate Arnaud Amaury. Michele è tra i capi dell’esercito papale, Raffaele è confuso tra i cristiani della città, mentre Gabriele è nascosto tra i catari. Il loro compito, secondo l’ordine divino, è quello di far trovare un accordo di pace tra catari, cristiani non convertiti e forze papali.

Durante la prima riunione tra i comandanti degli assedianti, partecipa anche Rinaldo Montpeyroux, vescovo di Béziers, che racconta del suo tentativo fallito, di far consegnare i catari all’esercito del papa. La riunione si conclude senza un nulla di fatto. 

Innocenzo, fedele collaboratore dell’abate Amaury, la stessa notte prova ad usare violenza nei confronti della sua puttana preferita, ma lei fugge. Nella fuga, mette agitazione ad un cinghiale che la punta per attaccarla. Una lancia lo trafigge: a scagliarla da una lunga distanza è stato Michele. 

A sera Innocenzo racconta il fatto all’abate, destando in lui ulteriori sospetti. E decide di agire. 

Convoca l’arcangelo e mentre parlano, Michele di scatto allontana la coppa avvelenata dell’abate. Quest’ultimo gli propone un patto: avrebbe fatto entrare l’esercito e lui garantiva l’incolumità dei catari. 

Michele ne parla con Gabriele e Raffaele.

Il secondo giorno, fallisce una sortita e gli assedianti riescono ad entrare in città. Fanno strage di tutto ciò che incontrano e danno fuoco alla cattedrale di San Nazario. 

Da una collina gli arcangeli impotenti assistono al massacro.

A sera Michele va a fare visita nella tenda all’abate, in preda alla collera. Quest’ultimo gli rivela che l’aveva circuito, che non era mai stata sua intenzione stringere accordi, perché sospetta che lui sia il demonio, ed i catari i suoi accoliti. Michele lo impaurisce e per molto minuti l’abate perde il controllo. Ripresosi scrive al papa ed ordina di fermare le scorrerie.

Gli arcangeli fanno ritorno alla Gerusalemme, ma vengono prima divisi dagli altri angeli soldato e poi scortati al Tribunale. Vengono accompagnati in una delle stanze sotterranee e lì rinchiusi. Travolto dal senso di colpa, Michele scopre dall’angelo-accusatore Bernardo che sarà imbastito un processo nei suoi confronti. L’angelo Alfonso si sarebbe occupato della difesa. 

La linea accusatrice riguarda le dicerie sull’antica amicizia tra Michele e Lucifero, e che quindi il primo non sia del tutto estraneo alla colpa, essendo debole nei confronti del secondo. E per questo deve decadere come arcangelo.

La linea difensiva mette in evidenza come in quel momento la scelta di aiutare l’abate fosse l’unica possibile. 

Seguono gli interrogatori e le arringhe.

A sorpresa l’angelo Bernardo chiede che siano sentiti come testimoni due vittime della strage, Giosué e Simone. Il primo chiede che ai catari sia permesso di vivere in luogo diverso dalla Gerusalemme; il secondo accusa gli arcangeli e chiede lo scioglimento dell’esercito celeste. 

La sentenza: Michele resta arcangelo, i catari posso vivere dove ritengono più opportuno e l’esercito celeste è sciolto.


CAPITOLO V – Una nuova politica

Iulia si presenta in assemblea per il voto sulla mozione di guerra. Muta l’ordine delle votazioni: prima lo stato di guerra e poi l’autorizzazione alle operazioni. Lo scrutinio del voto è impietoso: seppur di poco l’assemblea respinge lo stato di guerra. E si decide per non votare neppure il secondo punto. 

Tornata nel suo ufficio che condivide con il suo mentore Charles, scopre che quest’ultimo ha anche lui votato contro la mozione sullo stato di guerra, e ne resta delusa. Scopre anche che alcuni membri dell’ecclesia il giorno prima erano stati contattati da Michele, che li aveva invitati a votare a favore, ottenendo però l’effetto di indisporli.   

Iulia esterna la sua preoccupazione, ed arriva dire a Charles che è stato rinvenuto un quadro, dipinto nel Terzo regno, in cui un uomo soggioga una giovane donna. Dalla finestra vede il gruppo di Poniente, tra coloro che avevano votato contro, che si allontana dall’edificio, e subito si fionda a fermarli. Non ottieni molto, se non un loro ulteriore diniego a rivotare.

Mentre le loro imbarcazioni si stanno allontanando, ha un’idea: chiama di nuovo l’assemblea a votare, che senza la loro presenza, vota questa volta a favore dello stato di guerra.

Avvertiti, Poniente ed Ascanio si precipitano nell’ufficio di Iulia, e l’accusano di comportamento scorretto. Convocano a loro volta l’assemblea e viene modificato l’articolo 2, con delle restrizioni sulle convocazioni. Viene anche approvato un articolo che mette nero su bianco come l’esercito celeste non può svolgere azioni di offesa ma solo di difesa. Sia Michele che Gabriele manifestano il loro disappunto, ma Iulia li mette a tacere. 

Al termine di questa lunga giornata Iulia sente il desiderio di confessarsi nella sua chiesa. 

Gabriele accompagnato da Emanuele si reca da frate Luca al monastero del Sansepolcro, dove abita una comunità di matematici. Gabriele gli espone i suoi dubbi sul modo in cui si sta affrontando la guerra e gli racconta della cosiddetta legge dell’Atlantico. Incontrano il frate in biblioteca. Il monaco comunica che la matematica terrestre non è applicabile nell’aldilà e quindi si sono trovati nella necessità di partire da zero. Il ritardo non piace a Gabriele. Rimane però contento del lavoro scientifico svolto sulle diverse tipologie di pietre che saranno utilizzate per ostacolare l’esercito infernale. Michele consegna a fra Luca una formula chimica che le spie sono riuscite a far pervenire; gli chiede di studiarlo poiché non è chiaro cosa indichi. 

Breve discussione circa la curiosità degli angeli.

Alberico riceve una lettera da Michele con la richiesta di mettersi a disposizione. Pur non esplicitandolo è la presa d’atto della ricostituzione dell’esercito celeste. 

Alberico osserva come la sua squadra vince sull’avversia. Lambra salva una situazione compromessa e si mette in evidenza. 

Alberico comunica che non sarà più il loro allenatore. Lambra insiste perché se lo porti dietro


QUINTO INTERMEZZO – Anabasi di un arcangelo

Mentre è seduto su un masso Michele ricorda il giorno della chiamata, ossia di quando da angelo divenne arcangelo, e del lungo viaggio che dovette intraprendere. 

Mentre è sovrappensiero giunge Lucifero che è colui che sta attendendo. Iniziano a tirare di scherma. 

Lucifero si rende subito conto che Michele ha una forza che prima gli mancava. Per vincere il duello è costretto ad un’azione spettacolare; alla fine lo scontro finisce in pareggio. 

Michele e Lucifero rivivono la loro storia. Michele nota che qualcosa turba Lucifero. Quest’ultimo inizia un discorso che l’arcangelo non comprende del tutto, e gli comunica che si sarebbe recato all’Empireo. Lucifero strappa a Michele la promessa che qualsiasi cosa sarebbe successo, lui lo avrebbe seguito


CAPITOLO VI – Una vecchia politica

Il papa nero, conosciuto come Primo, indice una riunione coi suoi confratelli e li convince a partecipare alle elezioni, specificando come il divieto a partecipare attivamente all’assemblea, fosse riferita alla vecchia e non alla nuova che era in corso di costituzione. Primo è l’anima dell’abate Arnaud Amaury.

Gabriele ed Emanuele fanno visita a mastro Utieri, il quale racconta a che punto fossero le ricerche archeologiche fino alla chiusura dei cantieri, ordinata da Michele, in considerazione dello stato di emergenza. 

Michele è occupato nella lettura della documentazione sulle operazioni militari. 

Ha due incontri: nel primo incontra Lorenzo, il poeta a cui chiede di scrivere un’opera che racconti l’impresa. Gli ordina di seguirlo con loro.

Nel secondo incontra il giudice Debora e la invita ad essere suo comandante in seconda, in considerazione delle sue conoscenze militari


SESTO INTERMEZZO – La caduta dell’angelo ribelle

(work in progress…)