Guida alle taverne e ai ristoranti della città

Prima di cominciare qualsiasi discorso sui locali, il lettore ha sicuramente una domanda che penzola dalla sua bocca come uomo rimasto appeso al cornicione. Perché nel Paradiso l’uomo cucina e non vive di ciò che la natura gli offre? Non è la situazione edenica il fine ultimo delle tribolazione umane?

È giusto fare una breve premessa.

Le anime umane potrebbero vivere tranquillamente di ciò che la natura del Primo regno offre. E offre tanto, non solo esistono tutte le specie commestibili vegetali, frutta e verdura, ma ne crescono di altre che possono essere trovate solo in questi luoghi. E a detta di chi ha tentato di assaggiarli tutti il gusto è supremo.

Ritorniamo alla domanda, perché allora cucinare? Perchè sudare per occuparsi della trasformazione del cibo, se non è affatto necessario? Perché cucinare risponde ai bisogni alti dell’uomo. E come ogni arte è parte integrante della natura umana. I gerosolimitani potrebbero anche non costruire case e dormire sul terreno, il quale essendo morbido come velluto, offrirebbe una comodità inaspettata. Invece, le anime degli uomini costruiscono case, se non città. E mettono la loro creatività per far sì che gli edifici siano splendidi ed esaltino la gloria di Dio. Per il cibo è la stessa cosa. Il Paradiso ha emancipato l’uomo dallo stato di natura, ma come conseguenza ha generato in lui il desiderio di trasformare i frutti della natura celeste in qualcos’altro, per puro arbitro e guidati dalla fantasia e dal gusto. 

Con una vantaggio in più: la natura del paradiso non è capricciosa, e molto abbondante. Quindi l’immaginazione ha davanti a sé praterie sterminate. Più grano si coltiva, più alla successiva semina il terreno diventa abbondante. Più pesci sono pescati, più la popolazione ittica aumenta. 

Ma come ha detto qualcuno, l’agricoltura, l’allevamento, l’industria di trasformazione, non sono altro che modi per razionalizzare l’eternità. Ed evitare che diventi una gabbia senza scopo. E a Dio piace.

Gli alimenti celesti hanno tempi di deperimento ampi. Ciò accade perché questo è parte del ciclo naturale della Gerusalemme, e dunque processo inevitabile, anche se alcune anime continuano a vederci qualcosa di “diabolico”. Pur non essendo strettamente necessarie, le tecniche di conservazione sono molto diffuse: il pesce salato, il formaggio, inteso come forma di conservazione del latte, la coltivazione di castagni e marroni, l’essiccamento, il sott’olio ed il sott’aceto e potremmo continuare. La capacità del cibo di durare a lungo e l’abbondanza e quindi la capacità di sostituire ciò che è andato a male, rendono inutili queste tecniche. Eppure sono diffusissime. E lo sono perché i prodotti che ne vengono fuori al palato umano sono deliziosi. 

E la fantasia? Che ruolo avrebbe in questo mondo? Essa procede in uno stato di grazia, perché le anime degli uomini non sono soggetti all’ansia della carestia. Chiunque può inventare nuove formule di gusto, che esaltano il piacere.

Ma perché un’anima dovrebbe mangiare? Perché il cibo rinforza lo spirito. Che comunque in mancanza non morirebbe, ma diventerebbe flebile, come una fiamma che lentamente si va spegnendo, senza però spegnersi mai. È scoperta proprio dell’uomo che cibi diversi accendono in modo diverso lo spirito; ma questo lo lasceremo ad altre trattazioni.

C’è da notare come gli angeli siano scarsamente interessati a questa capacità umana. Gli angeli non cucinano, ma sono molto abili a sfamarsi con ciò che la natura gli dona. Gli unici che apprezzano sono gli arcangeli, ed è facile trovarli mentre mangiano una buona bistecca e si gustano una buona birra! Sul perché di tale comportamento vi rimandiamo ad altre trattazioni.

Un giovane forestiero che passeggia per le vie della città non può non rimanere colpito dalla cordialità dei gerosolimitani. Ovunque è un salutare, un mettersi  disposizione, un abbraccio, e tutto questo ben si vede quando un abitante invita i forestieri in una delle numerose locande sparse per tutta la città.

Non esiste un calcolo preciso di quante taverne, birrerie ed enoteche esistano per la città. Ciò è dovuto al fatto che se ne chiudono e se ne aprono centinaia di migliaia in poco tempo. 

Cominciamo dalle taverne. A molto gerosolimitani non piace cucinare. O almeno posseggono una strumentazione che non sanno ben utilizzare, oppure la loro giornata è talmente produttiva che non hanno tempo. In fondo, ogni gerosolimitano  a milioni e milioni di concittadini pronti a offrirgli un buon pasto. Per chi alla bontà preferisce la professionalità, la Gerusalemme celeste offre un vasto ambito di scelta. Gli autori, non potendo avere provato ogni taverna, indicheranno pochi luoghi, i più significativi e i più famosi. Invitiamo il lettore ad armarsi di curiosità e pazienza e a effettuare lui stesso i sopralluoghi.

La cucina della Gerusalemme celeste è molto varia e spazia da piatti molti eleganti a piatti più caserecci, ma sempre con l’obiettivo da parte dei cuochi di essere professionali. 

Piatto regina delle taverne è senza alcun dubbio la carne di maiale, anche se questo può apparire controintuitivo. Perché si mangiano animali? Non soffrono quando muoiono? Ebbene l’anima incompiuta dell’animale non soffre, e si ricostituisce in un’altra creatura, come in una infinita ripetizione di sé. D’altronde: “Che sia per voi cibo ogni cosa che si muove e che è vita”. Ciò che è vietato nella Gerusalemme è l’ucciso per fini non attinenti al mangiare. 

Gli allevamenti si trovano fuori il perimetro della città. Ed ogni giorno confluiscono in città, centinaia di migliaia di tonnellate di carne. Allo “Sparviero” taverna che si trova vicino al Fiore, è servito la migliore arista di maiale della città; non solo la qualità della carne, ma anche il sapiente uso delle spezie rende il piatto speciale. 

Di grande pregio è la carne bovina, la quale necessita di cure particolari. Ampi allevamenti sono presenti nel circondario della città. Il gerosolimitano ama gustarla sia arrosto che bollita, il locale migliore è “Ad maiora” piccolo locale a conduzione familiare, dove è possibile assistere a parecchi spettacoli musicali, ed quindi molto frequentato da chi si occupa di musica. 

Tra gli esperti gastronomici è noto che la carne del Primo regno siamo molto più gustosa di quella del Secondo, seppur in Purgatorio il vasto territorio permetta ampi allevamenti. Si è molto discusso del perché, in fondo la divisione tra i due regni riguarda gli uomini non gli animali. Avendo dimostrato che non esistono differenze tra un cavallo nato nel Primo o nel Secondo regno, a quanto scrivono coloro che hanno studiato il problema, la risposta si trova nell’alimentazione. Il cibo del Paradiso sembra essere più nutriente e sostanzioso per le anime di ogni tipo. Questo per dire come difficilmente troverete taverne che offrono prodotti del Secondo regno, e se per caso ci doveste incappare, diffidate! Potreste spendere meglio il vostro tempo in qualche altro locale.

I mari del Primo regno offrono una grande quantità di pesce, che ai pescatori sembra non finire mai! Per questo troverete locali che si occupano di rendere al palato un piatto talmente delizioso ancora più delizioso! “Al pesce azzurro e cento modi di cucinarlo” troverete questo pesce cucinato in cento modi, gli autori ne hanno assaggiato appena una decina, dalla grigia alla semplice polpetta. Troverete in bancarella per strada bancarelle dove vi cucineranno il polpo e lo arricchiranno con spezie particolare, che renderanno più ricca e gustosa la vostra camminata.

Molto diffuso è il pesce essiccato, lo potete trovare nei mercati o nelle taverne stesse. 

Vi suggeriamo di fare un salto presso il locale “Tre croci di pesce” dove troverete tra i piatti delle ottime trote in pastello.

Nella Gerusalemme celeste esistono taverne che offrono ai propri clienti solo prodotti specifici, come “Il tagliere” dove viene proposta un’ampia offerta di salumi e formaggi, spagnoli, italiani e francesi. I gestori permettono alle anime interessate di partecipare alla lavorazione dei prodotti, cercando di far comprendere come sia possibile gustare con più consapevolezza gli alimenti trasformati. Alcuni locali offrono l’opportunità, paradossale per certi aspetti, del “digiuno spirituale”. Sono vere e proprie taverne dove però il tempo è più impiegato per pregare che non per mangiare. Il cibo è solo centellinato, e molto povero. Il fine è quello di avvicinare l’anima allo stato di digiuno terreno, per creare una spiritualità di povertà, in ricordo di ciò che la stessa provava sulla terra. Di questo tipo sono “La locanda dell’anacoreta” e “Deserto e preghiera”.